Il limite tecnico più diffuso tra i gestori PEC italiani è 100 MB per messaggio, ma la soglia pratica per garantire la ricezione tra provider diversi è più bassa, spesso intorno ai 70 MB. Alcune caselle PEO della pubblica amministrazione accettano solo fino a 35 MB, e diverse regole tecniche impongono che il prodotto tra numero di destinatari e dimensione dell’invio non superi determinate soglie. Due riferimenti restano essenziali per chi lavora con comunicazioni certificate: la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 28452/2024 e il D.M. n. 44/2011.
- Limite tecnico massimo: 100 MB per messaggio
- Soglia pratica consigliata per compatibilità: circa 70 MB
- Attenzione a regole prodotto destinatari × dimensione, specie verso caselle PEO
Un consiglio: non avvicinarti mai al limite massimo dichiarato dal tuo gestore: lascia sempre un margine, perché la trasformazione del messaggio in MIME aumenta la dimensione reale dell’allegato.
Punti chiave
Rispettare una soglia pratica di 70 MB, verificare le anagrafiche prima dell’invio e monitorare lo spazio della casella evita la maggior parte dei problemi di mancata consegna via PEC.
| Punto | Dettagli |
|---|---|
| Soglia pratica consigliata | Resta sotto i 70 MB per garantire compatibilità tra gestori diversi, anche se il limite tecnico dichiarato è 100 MB. |
| Attenzione alle caselle PEO | Verso enti pubblici alcune caselle accettano solo fino a 35 MB: controlla le istruzioni tecniche dell’ente. |
| File bloccati per sicurezza | Eseguibili, macro e archivi protetti vengono scartati anche se rinominati o compressi. |
| RdAC essenziale per notifiche | Senza Ricevuta di Avvenuta Consegna la notifica non si perfeziona secondo Cassazione n. 28452/2024. |
| Preferisci link a depositi conformi | Per file pesanti invia via PEC il riferimento a un deposito a norma invece dell’allegato diretto. |

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Indice
- Quali sono i limiti tecnici reali degli allegati PEC?
- Quali file vengono bloccati dai sistemi PEC?
- Cosa succede se superi i limiti degli allegati PEC?
- Come inviare allegati pesanti senza superare i limiti PEC
- Come evitare che la casella PEC si saturi
- Semplifica la gestione dei tuoi invii PEC con TrovaPEC
- Fonti
Quali sono i limiti tecnici reali degli allegati PEC?
Il numero che circola più spesso, 100 MB, indica la dimensione massima teorica di un messaggio PEC comprensivo di allegati. Non è però la cifra su cui costruire la propria strategia di invio: la dimensione massima garantita per un messaggio PEC può ridursi a circa 70 MB per motivi operativi legati alla capacità di elaborazione dei server intermedi.

Un dettaglio che sfugge a molti: quando alleghi un file, il sistema lo trasforma tramite codifica MIME prima di inviarlo, e questa trasformazione aumenta la dimensione effettiva del messaggio rispetto alla somma nominale degli allegati originali. Un file da 60 MB può quindi superare la soglia critica una volta trasformato.
Il D.M. n. 44/2011 impone ai gestori PEC obblighi sui livelli di servizio, inclusa la possibilità di fissare limiti propri su dimensione e numero di destinatari. Alcune amministrazioni pubbliche usano caselle PEO con soglie di ricezione inferiori, anche di 35 MB: se devi comunicare con un ente pubblico, verifica sempre le sue istruzioni tecniche prima di inviare allegati pesanti.
Un consiglio: se invii lo stesso messaggio a più destinatari, tieni conto che alcune regole tecniche limitano il prodotto tra numero di destinatari e dimensione: un invio da 20 MB a 10 indirizzi può essere trattato diversamente da uno stesso invio a un solo destinatario.
Quali file vengono bloccati dai sistemi PEC?
I gestori PEC applicano filtri di sicurezza automatici, indipendenti dalla buona fede del mittente. Conoscerli evita sorprese quando un invio urgente non arriva a destinazione.
- File eseguibili come .exe, .bat e .scr vengono bloccati a monte, senza eccezioni
- Documenti Office con macro attive sono spesso scartati o messi in quarantena dal sistema
- Archivi cifrati o protetti da password possono essere respinti perché il gestore non riesce a ispezionarne il contenuto
- Rinominare un file pericoloso o comprimerlo in .zip o .rar non elude il controllo: il sistema analizza il contenuto reale, non solo l’estensione dichiarata
Questa impostazione non dipende dal singolo gestore che usi: è una prassi condivisa nel settore, pensata per proteggere sia il mittente sia il destinatario da payload malevoli veicolati tramite comunicazioni che, per loro natura, godono di un livello di fiducia superiore alla posta ordinaria.
Cosa succede se superi i limiti degli allegati PEC?
Un invio che supera la dimensione consentita non genera un errore generico: il server del mittente o quello del destinatario respinge il messaggio e restituisce una notifica di mancata consegna, spesso accompagnata da un codice di errore che indica il superamento della soglia.
Qui entra in gioco una distinzione che molti professionisti sottovalutano. La Ricevuta di Accettazione (RdA) certifica solo che il tuo gestore ha preso in carico il messaggio. La Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC) certifica che il messaggio è effettivamente arrivato nella casella del destinatario, ed è questa seconda ricevuta a determinare il perfezionamento giuridico della notifica.
La sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 28452 del 5 novembre 2024 ha stabilito che senza la Ricevuta di Avvenuta Consegna la notifica tramite PEC non si perfeziona, anche quando il mancato recapito dipende da una causa esterna al mittente, come una casella piena o un allegato troppo pesante.
Le conseguenze pratiche sono immediate: in assenza di RdAC il notificante deve riattivare la notifica con le modalità ordinarie per evitare decadenze processuali. Non basta dimostrare di aver inviato il documento: serve la prova dell’avvenuta consegna.
Come inviare allegati pesanti senza superare i limiti PEC
Quando il documento supera qualunque soglia ragionevole, la soluzione non è forzare l’invio ma cambiare metodo, mantenendo comunque tracciabilità e valore probatorio.
Le opzioni più solide includono:
- Caricare il file in un sistema di conservazione digitale a norma e inviare via PEC solo il link di accesso
- Usare un servizio di condivisione sicuro con autenticazione, comunicando le credenziali tramite un canale separato
- Frazionare il documento in più invii distinti, con istruzioni chiare nel testo del messaggio su ordine e numero delle parti
Per garantire che il riferimento inviato mantenga pieno valore in caso di contestazione, segui questi passaggi:
- Genera un checksum del file prima di caricarlo, cosicché chiunque possa verificarne l’integrità
- Conserva un log di accesso al deposito, con data e ora di ogni consultazione
- Indica nel corpo della PEC titolo del documento, dimensione originale e riferimento univoco del deposito
Un approfondimento sulla differenza tra PEC e firma digitale chiarisce quando serve affiancare una firma elettronica al semplice invio del riferimento.
Come evitare che la casella PEC si saturi
Una casella piena non blocca solo la ricezione dei tuoi allegati: impedisce l’arrivo di qualunque nuovo messaggio, comprese le ricevute di consegna che attestano l’esito di una notifica in uscita. Il rischio è doppio: perdi comunicazioni in entrata e non riesci a dimostrare l’avvenuta consegna di quelle in uscita.

Un fattore spesso trascurato: ogni ricevuta generata dal sistema contiene una copia dell’intero messaggio originale, allegati compresi. Se invii un documento da 40 MB a cinquanta destinatari, le ricevute di ritorno possono saturare rapidamente lo spazio disponibile.
Per prevenire il problema, segui questa sequenza operativa:
- Imposta un controllo periodico della capienza, con una soglia d’allerta intorno al 70% dello spazio occupato
- Automatizza lo scarico e la conservazione a norma dei messaggi più pesanti, così da liberare spazio senza intervento manuale continuo
- Assegna ruoli chiari tra IT e amministrazione per la verifica preventiva delle anagrafiche prima di invii massivi, così da evitare invii a indirizzi non aggiornati
Un consiglio: prima di un invio massivo, verifica lo stato degli indirizzi PEC nella tua lista: una verifica preventiva degli indirizzi riduce il rischio di ricevute di mancata consegna che, paradossalmente, occupano ancora più spazio nella tua stessa casella.
Prospettiva per studi e aziende: impatti pratici e organizzativi
Le aziende che inviano fatture o atti via PEC spesso trattano il limite di dimensione come un dettaglio tecnico da IT. È un errore: riguarda direttamente la responsabilità legale di chi firma l’invio. Integrare il controllo dello spazio disponibile nella checklist pre-invio, insieme alla verifica delle anagrafiche destinatari, dovrebbe coinvolgere amministrazione e ufficio legale, non solo il reparto tecnico. Chi gestisce invii ricorrenti verso enti pubblici o clienti dovrebbe collegare questi controlli al proprio sistema di gestione documentale, non trattarli come verifiche occasionali.
Semplifica la gestione dei tuoi invii PEC con TrovaPEC
Gli invii falliti per allegati fuori soglia sono spesso solo la metà del problema: l’altra metà riguarda indirizzi PEC scorretti o non aggiornati, che generano ricevute di mancata consegna e occupano spazio prezioso nella casella. TrovaPEC risolve questo secondo aspetto con la ricerca massiva di indirizzi PEC ufficiali a partire da liste di Partite IVA o Codici Fiscali, verificando lo stato delle anagrafiche prima ancora che tu prema invio. Per chi gestisce comunicazioni ricorrenti verso molti destinatari, il servizio di invio massivo PEC integra rendicontazione degli esiti e normalizzazione delle anagrafiche, riducendo proprio quei rischi di notifica non perfezionata di cui parla la giurisprudenza recente.
Fonti
- Casella Pec piena: cosa succede alle notifiche? | Commercialista Telematico
- Cosa fare se la casella PEC è piena o quasi piena | Guide pec.it
